checklist fattori seo on page

SEO 2018: checklist attività fattori on-page

Il web cambia in continuazione e a pari passo si evolvono anche i motori di ricerca e i loro algoritmi, si aggiornano i requisiti da soddisfare. La velocità con cui effettuano cambiamenti e miglioramenti è mostruosa, è infatti fondamentale essere sempre aggiornati per rimanere al passo dell’evoluzione.

Se qualche anno fa prendersi gioco dei motori di ricerca con attività SEO era facile, ora non più: Google, come gli altri, vogliono fornire solo i migliori e adeguati contenuti come risposta alle ricerche di chi li utilizza. La regola principale è: fare del buon lavoro per offrire il miglior contenuto all’utente.

Per questo motivo come primo articolo dell’anno ho deciso di proporti una valida checklist delle attività dei fattori SEO on-page da svolgere in una campagna. I requisiti richiesti dai motori di ricerca sono numerosissimi, di seguito possiamo vedere quali sono i più importanti.

Checklist attività SEO: fattori on-page

I cosiddetti fattori SEO on-page sono quelli che vengono curati all’interno del proprio sito, da tenere in considerazione sia al momento della creazione del sito web sia successivamente, quando vengono aggiunti nuovi contenuti. Vediamo insieme quali sono i fattori on-page che andranno ad analizzare i bot dei vari motori di ricerca.

Navigazione sicura con HTTPS

Uno step molto importante è quello di controllare che sul tuo sito sia installato il protocollo sicuro di comunicazione su una rete di computer, in breve l’HTTPS (Hypertext Transfer Protocol Secure). Averlo non significa il sito sia inviolabile, ma sicuramente più sicuro del precedente protocollo (HTTP).

È importante perché secondo Google è ritenuto sicuro. Nel 2014 Google annunciò che possedere il certificato sarebbe stato un fattore di ranking molto positivo, e ad oggi è praticamente fondamentale. Le pagine HTTP contenenti dei form sono segnalate all’utente come Non sicure. Sicuramente sarà capitato anche a te, di seguito ecco come potrebbe visionare l’utente una pagina senza HTTPS:

la connessione non è privata

Esistono molte tipologie di questo certificato, è presente una versione gratuita e altri pacchetti a pagamento a seconda delle esigenze. Per ottenerlo, fai domanda al tuo provider a riguardo del certificato SSL.

Ottimizzare le meta-tag delle pagine web

Le meta tags non sono altro che il titolo e la descrizione che vedi come risultato nella SERP. Più precisamente:

cosa sono le meta tag: meta tag e meta description

Dove il titolo scritto in blu si chiama tecnicamente tag-title, mentre la descrizione nella parte inferiore si chiama meta-description. Mentre il primo influisce direttamente sul posizionamento, il secondo dovrà attirare l’attenzione di chi effettua la ricerca in modo che apra il tuo risultato anche se in una posizione inferiore, aumentandone il numero di clic al fine di scalare le posizioni dell’indice (non influendo quindi direttamente sul posizionamento, ma sul CTR).

Regole principali per ottimizzazare il tag-title

Il tag-title sarà il primo elemento che andrà all’occhio dell’utente, per questo motivo è estremamente importante analizzare e studiare l’alternativa migliore affinché possa lanciare il messaggio più adeguato a chi visualizzerà il tuo risultato.

Nel titolo, assicurati di:

  • mantenere una lunghezza di massimo 55/65 caratteri (varia, la dimensione esatta è di 450px);
  • descrivere efficacemente il contenuto della pagina;
  • far risultare la parola chiave principale;
  • inserire il nome del sito alla fine;
  • non ripetere parole chiave;
  • non ripetere lo stesso in più pagine.

Per assicurarti di non duplicare contenuti già presenti nel tuo sito web, puoi utilizzare il crawler Screaming Frog o diversamente il report di Google Search Console (ex Webmaster Tools) per analizzare i titoli del tuo sito (Optimization -> HTML Improvements).

Regole principali per ottimizzare la meta-description

La meta-description, come già detto, non è un fattore di ranking. Andrà a influire indirettamente sul posizionamento mediante il CTR, quindi ti aiuterà a ricevere più clic rispetto ad un risultato in una posizione superiore, chiaramente se la descrizione sarà più esaustiva, portando di conseguenza il motore di ricerca a farti salire nell’indice.

Nella descrizione, assicurati di:

  • non superare i 320 caratteri;
  • utilizzare la parola chiave e le parole principali del titolo;
  • non ripetere la stessa di altre pagine;
  • eseguire un check ogni tot. per verificarne l’efficacia;
  • inserire un invito all’azione (facoltativa, ma importante).

Anche per la meta-description, Google Search Console offre uno strumento di report che potrai trovare andando su Optimization -> HTML Improvements.

Ottimizzare gli heading: la scelta delle titolature

Altro aspetto fondamentale della SEO on-page sono gli heading. Da non confondersi con il tag , gli heading funzionano esattamente come i capitoli e i sotto capitoli dei libri o degli articoli di giornale, fondamentali per ottimizzare la leggibilità del testo e per far capire a Google di cosa tratta la pagina in quesitone.

Gli heading si differenziano mediante 6 tag decrescenti, che scalano dall’1 al 6 in ordine di importanza. Proprio come nei documenti cartacei, il sistema dei documenti online suddiviso in heading funziona a gerarchie: è presente un titolo principale (h1), dei sotto titoli (h2) con dei paragrafi, e altre sezioni minori capitolate dagli h3. Esempio di gerarchia:

gerarchia tag heading nel seo

Per configurare un heading, è sufficiente tramite HTML contenere il titolo in due tag, uno di apertura e uno di chiusura.

Come accennavo prima, gli heading ottimizzano la leggibilità e l’usabilità del testo, e consentono ai motori di ricerca di capire qual è l’argomento trattato nel contenuto della pagina. La maggior parte degli utenti non leggeranno completamente il tuo articolo, scannerizzeranno il testo e individueranno gli argomenti per loro più interessanti.

Per questo motivo è importante selezionare dei titoli adeguati, che possano guidare ed aiutare l’utente a trovare ciò di cui ha bisogno ma soprattutto comunicare a Google di cosa tratta il tuo articolo. Ecco gli errori da evitare secondo Google nella scelta degli heading:

  • inserire del testo inutile nei tag heading;
  • utilizzare tag sbagliati, ad esempio un h2 al posto di h1;
  • utilizzare i tag nel modo errato, ad esempio usare un h2 come titolo principale;
  • inserire troppi heading nella stessa pagina;
  • scegliere heading troppo lunghi e dispersivi;
  • utilizzare gli heading solamente per dare una grafica alla pagina.

Secondo quanto detto da Matt Cutts, ingegnere della Google, non è un problema inserire due titoli H1 nella stessa pagina a patto che vadano inseriti con una logica, quando è presente una reale esigenza. Il titolo H1 deve rispettare alcune regole:

  • deve contenere massimo 65 caratteri;
  • la keyword più importante dev’essere presente e deve risultare più a sinistra possibile;
  • deve essere informativo, attraente e ottimizzato in ottica di SEO;
  • deve essere coerente con il tag title della pagina.

Grazie all’aiuto di Screaming Frog puoi inoltre assicurarti di non duplicare titolature in più pagine del tuo sito web; i tool utili ad identificare quali sono i migliori heading da utilizzare nella pagina sono numerosi, quelli che ho utilizzato personalmente e posso consigliarti sono: Answer The Public, UberSuggest, lo strumento KeyWord Planner di Google, o altri strumenti più complessi a pagamento come SEOZoom, SEMRush o Majestic.

Ottimizzazione SEO delle immagini

Ottimizzare le immagini contenute nelle pagine del tuo sito web è molto importante: Google come tutti i motori di ricerca non sono ancora in grado di poter comprenderne il contenuto solamente osservandola, è quindi fondamentale fornire più indicazioni possibili mediante alcuni strumenti che abbiamo a disposizione. Consentire a Google di capire di cosa tratta un’immagine aiuterà a comprendere il significato generale della pagina, di conseguenza influirà sulla SEO. Anche la dimensione dell’immagine ha il suo peso, possono rallentare il caricamento della pagina e ai motori di ricerca non piacciono le pagine poco fruibili.

Le caratteristiche da curare per ottimizzare un’immagine sono:

  • il nome del file;
  • il testo alternativo (alt text);
  • il titolo dell’immagine;
  • dimensioni in pixel;
  • dimensioni su disco;
  • posizione e pertinenza dell’immagine all’interno della pagina;
  • qualità e contenuto;
  • sitemap dedicata alle immagini;

Come ottimizzare il nome del file di un’immagine

Per “nome del file” si intende esattamente il nome con cui è stata salvata l’immagine nel tuo computer, e di conseguenza caricata sul tuo spazio. Deve descrivere esattamente ciò che ne è rappresentato, ad esempio:

funnel

Quest’immagine raffigura il famoso imbuto del marketing, più tecnicamente chiamato marketing funnel. Come potete notare, è stata caricata utilizzando come nome del file “marketing-funnel.jpg” e non “cane-che-gioca.jpg”, per far capire a Google ciò che esattamente è rappresentato nell’immagine.

Logicamente, se l’immagine rappresenta qualcosa di astratto è lecito e fondamentale chiamarla con parole chiave affini, come potrebbe capitare in questo articolo “seo-checklist-[numero(se più di una)].jpg”. Come prima immagine, cercane sempre una che raffiguri esattamente l’argomento dell’articolo per mettere in risalto la keyword principale!

Utilizza sempre parole chiave preferibilmente separate dal simbolo “-” e posizionate sempre più verso sinistra. Non utilizzare alcuna stopword (articoli, punteggiatura, preposizioni). Ricorda di non forzare le immagini di parole chiave, potresti essere colpito da una penalizzazione da parte dei motori di ricerca.

L’8 Maggio del 2018, con la modifica alle linee guida per un buon inserimento delle immagini sul proprio sito web, consiglia inoltre di utilizzare un percorso di inserimento immagini che aiuti Google a comprendere maggiormente il contenuto dell’immagine.

Ad esempio, se hai un ecommerce con all’interno prodotti tecnologici e stai caricando l’immagine di un iPhone X, un percorso adeguato potrebbe essere:

ilmiosito.it/smartphone/apple/iphone-x.jpg

Se sei il proprietario di un sito web prevalentemente visual, come ad esempio un sito di arredamento o un ecommerce di abbigliamento, ti consiglio di applicare questo sistema nel tuo sito web: potrebbe svoltare il traffico proveniente da Google Immagini.

Specialmente se utilizzi WordPress, ti consiglio di adottare un sistema alternativo alla classica cartella uploads di questo CMS.

Come ottimizzare il testo alternativo (alt text) di un’immagine

Il testo alternativo, o alt text, è precisamente la stringa che viene visualizzando quando non viene caricata l’immagine. Questo può succedere quando si sta utilizzando un browser che visualizza solo testo, ad esempio. È di fatto, insieme al nome del file, l’elemento più importante per un’immagine in termini di SEO: Google e i motori di ricerca andranno ad estrapolare le parole chiave per comprendere ciò che ne è raffigurato e per il posizionamento.

Attraverso i CMS, come WordPress o Joomla, è molto semplice inserirlo: al momento del caricamento ti si presenterà un campo nominato “Testo alternativo” dove potrai inserirlo. Tramite HTML, invece, è sufficiente comporre il codice in questo modo:

img src=”link-file” alt=”TESTO ALTERNATIVO”

Qui andrai a descrivere con una frase ben composta esattamente ciò che è raffigurato nell’immagine, dando rilevanza alle parole chiave. Attenzione però, tramite il testo alternativo dovrai semplicemente fornire informazioni per far comprendere meglio l’immagine, non utilizzare questo campo solamente per inserire la parola chiave.

Come ottimizzare il testo (o image-title) di un’immagine

L’image-title serve a dare significato all’immagine nei confronti dell’utente. Non è altro che la stringa di testo che viene visualizzata lasciando il cursore sull’immagine, tecnicamente chiamata tooltip. Che Google prenda in considerazione questo testo o meno, cerca di ottimizzarlo nei confronti dell’utente: avrà le idee più chiare sul perché hai scelto quell’immagine.

Anche in questo caso, il titolo dovrà essere informativo e ben chiaro, non a fine di spam per cercare di ottimizzare il posizionamento, aggiungendo informazioni aggiuntive o differenti rispetto a quelle indicate nel nome del file o nel testo alternativo.

L’inserimento di quest’indicazione non è tanto differente dall’alt text. Nei CMS è sufficiente compilare il campo “Titolo” nel momento del caricamento dell’immagine, mentre tramite HTML è sufficiente configurare il codice nel modo seguente:

img title=”IMAGE TITLE” src=”link-immagine” alt=”testo alternativo”

Come ridimensionare e ottimizzare le dimensioni di un’immagine

Voglio dedicare questi paragrafi ad un’operazione che spesso viene trascurata, ma che è in realtà di fondamentale importanza: le dimensioni in pixel e lo spazio occupato di un’immagine.

Sebbene al giorno d’oggi i browser e i CMS più moderni tendano a ridimensionare le immagini in base al dispositivo con cui si sta navigando, è molto importante non eccedere con le dimensioni (sia in pixel sia per lo spazio occupato). Caricare immagini non compresse e di dimensioni extra rispetto al layout della pagina, quindi più pesanti del dovuto, implica un caricamento più lento di una pagina web.

Questo comporta l’utente a stancarsi e spesso, sarà capitato anche a te, a cambiare pagina di destinazione ricadendo magari su un sito competitor. Da non sottovalutare, poiché tutto questo non piace per niente ai motori di ricerca, specialmente Google, che cerca di fornire nei primi risultati delle ricerche le pagine web più efficienti per l’utente.

Detto questo, presupponendo che tu abbia un blog visualizzato su desktop, le dimensioni in pixel delle immagini non dovrebbero approssivamente superare gli 800×400 pixel (larghezza x altezza). In ogni caso dovresti ottimizzare le immagini tenendo in considerazione le misure del contenitore del tuo sito web e da quale dispositivo riscuoti più traffico: non ha alcun senso caricare immagini che siano più larghe.

Per quanto riguarda le dimensioni consiglio di comprimere le immagini ad un massimo di 100 kb, chiaramente tenendo alta la qualità dell’immagine, ma questo può variare da esigenza ad esigenza. Consiglio comunque di non superare i 500 kb per necessità maggiori.

Dei tool online per ridimensionare e comprimere le immagini che possono consigliarti sono: PicMonkey o Online Image Resizer. In alternativa puoi utilizzare software scaricabili come Riot.

Diversamente, su WordPress e altri CMS, sono presenti pannelli interni all’amministrazione per il ridimensionamento delle immagini.

Integrazione dell’immagine pertinente al testo

Era da diverso tempo che Google non aggiornava la pagina relativa alle linee guida per un buon inserimento delle immagini sul proprio sito.

L’8 Maggio del 2018 ha aggiunto ulteriori spunti ai consigli forniti, uno di questi è quello di piazzare l’immagine in una buona posizione, vicino a del testo rilevante e correlato all’immagine, in modo da far comprendere maggiormente a Google il significato di questa.

Se utilizzi WordPress, puoi utilizzare il campo richiesto al momento dell’aggiunta dell’immagine nella libreria denominato ‘Didascalia‘. In questo campo inserirai, appunto, del testo rilevante in relazione al contenuto presente nell’immagine, e verrà visualizzato appena sotto il media inserito.

Qualità e contenuto delle immagini

Un altro dei nuovi consigli forniti da casa Google l’8 Maggio del 2018 è quello di utilizzare immagini di alta qualità, naturalmente senza trascurare il fattore dimensioni.

Vengono favorite le immagini di qualità maggiore, ma questo non vuol dire che dovrai inserire media con il peso di svariati megabyte: mantieni la qualità nel limite del possibile, applicando la compressione dei dati LOSELESS, con la quale non perderai assolutamente qualità agli occhi umani.

Un altro aspetto fondamentale è il contenuto, Google consiglia di non inserire del testo all’interno dell’immagine, qualora non fosse necessario. Se possibile, rilevante e pertinente, come spiegato nel consiglio precedente, inseriscilo a mano come testo vicino all’immagine.

Sitemap immagini

Per i più maniaci di SEO o per siti web prevalentemente visual (ad esempio siti web di arredamento o abbigliamento), un altro consiglio sfornato da Google l’8 Maggio 2018 è quello di creare una sitemap apposita per le immagini.

Come detto in precedenza, per siti relativi ad esempio all’arredamento che devono sfruttare al massimo la potenzialità delle immagini e di Google Immagini, è molto importante creare una sitemap al fine di aggiungere ulteriori informazioni che altrimenti Google non potrebbe comprendere.

Le sitemap per le immagini non hanno restrizioni di dominio a differenza di quella per le pagine (che vedremo tra pochissimo): questo consente ai webmaster di utilizzare le CDN per un caricamento più veloce delle pagine web. Google consiglia di verificare il nome del dominio della CDN in Google Search Console, in modo da poter essere avvisato per eventuali errori di scansione.

Utilizzo dei dati strutturati

Utilizzando i dati strutturati per le tue immagini, quindi fornendo informazioni ulteriori in base al contenuto dei media in questione, Google sarà in grado di fornire maggiori dettagli a riguardo nella griglia di risultati di ricerca di Google Immagini, come da esempio:

Esempio di dati strutturati nella griglia di Google Immagini

Esempio di dati strutturati nella griglia di Google Immagini

Includendoli, Google riconoscerà queste immagini come risultati completi premiandoli con un badge e porteranno con maggiore semplicità l’utente verso il tuo sito web.

I dati strutturati sono supportati per prodotti, video e ricette. È importante, però, che questi siano configurati in modo corretto: al contrario, non saranno idonei per la visualizzazione nei risultati di Google Immagini. Consulta le linee guida ufficiali per l’inserimento dei dati strutturati o fatti aiutare dal tuo webmaster per inserirli.

Immagini adult: ciò che è importante sapere

Google mette a disposizione il filtro SafeSearch, attivabile nel caso non voglia trovare nelle risposte alle ricerca immagini adult.

Alcuni segnali per capire se un’immagine fa parte di questa categoria sono automatici, ma se il tuo sito web utilizza questo tipo di media ti consiglio di raggruppare le immagini in un percorso URL comune e separato da quelle non-adult, e di aggiungere un preciso meta tag alle pagine per segnalarlo ai motori di ricerca.

Un raggruppamento adeguato può essere:

ilmiosito.it/adult/immagine-adult.jpg

Il meta tag da inserire è:

<meta name = “rating” content = “adult” />
<meta name = “rating” content = “RTA-5042-1996-1400-1577-RTA” />

Importanza della sitemap del sito web e scelta del link

L’architettura del sito web ha un’utilità bivalente: è importante per i visitatori, grazie ad un’architettura ben strutturata troveranno in modo semplice i contenuti che gli interessano evitando di farli perdere e di conseguenza uscire dal tuo sito; è importante per i motori di ricerca, grazie alla sitemap XML segnalerai l’elenco completo delle pagine web per indicizzarle nel minor tempo possibile.

Un’alberatura non dispersiva aiuterà l’utente a trovare ciò che esattamente sta cercando, senza perdersi e quindi diminuendo la possibilità che esca insoddisfatto. È bene creare una sitemap HTML di quest’alberatura su una pagina a sé, riportando semplicemente l’architettura del sito web. Un piccolo esempio:

La sitemap XML è un file di testo .xml dove verranno elencate tutte le pagine del tuo sito web, al fine di poterle segnalare ai bot dei motori di ricerca che le scansioneranno e indicizzeranno nei loro risultati. In questo file verranno inserite delle informazioni aggiuntive, come: frequenza di aggiornamento, ultima modifica, priorità di scansione, e altre informazioni più specifiche.

Sono presenti più tipologie di sitemap XML in base ai contenuti che vuoi indicizzare, di seguito le linee guida per ognuna di esse:

Per ogni tipologia di sitemap sono utilizzabili diversi attributi: l’elenco è presente nella documentazione ufficiale.

Grazie al protocollo ufficiale o in alternativa grazie al tool di Screaming Frog, non avrai alcuna difficoltà a crearla in nativo. Se invece utilizzi CMS, sono presenti numerosi plugin per creare delle sitemap XML: con WordPress, ad esempio, io uso Yoast SEO che tra le mille funzionalità ti consente di crearne una senza la necessità di particolari competenze.

Ricordati di segnalarla nel file robot.txt, tramite la semplice stringa di testo

Sitemap: link-sitemap

e soprattutto a Google, tramite Google Search Console nella sezione Scansiona > Sitemap.

Ottimizzazione del contenuto delle pagine

Il contenuto di una pagina è la parte, a mio parere, più importante per il posizionamento nella SERP. È risaputo che l’algoritmo di Google è molto intelligente ed è in costante evoluzione, ad oggi è molto difficile raggirarlo e fornisce agli utenti che lo utilizzano solo ed esclusivamente risultati di qualità.

Il segreto, quindi, è scrivere per l’utente e non per il motore di ricerca. Più il contenuto della pagina web sarà rilevante in relazione alla keyword selezionata, più avrai possibilità di posizionarti nei primi risultati dell’indice! Fornisci il maggior numero di informazioni affini, rendi piacevole la lettura per l’utente, dai loro la soluzione che stavano cercando al loro problema.

Ci sono alcune regole importanti da seguire nella stesura di un contenuto:

  • ottimizza il contenuto di una pagina per una sola keyword primaria, quella più rilevante per l’argomento trattato;
  • seleziona delle keyword secondarie affini alla primaria, renderanno più chiaro il contesto all’utente e agli spider dei motori di ricerca;
  • utilizza la keyword primaria più volte nella pagina, chiaramente in modo naturale e non forzato per evitare keyword stuffing;
  • scrivi la keyword primaria tra le prime parole del contenuto, prima la metti più sarà efficace l’ottimizzazione SEO;
  • usa il grassetto e il corsivo per evidenziare la keyword primaria e i concetti fondamentali per migliorare la leggibilità, senza esagerare per non ottenere l’effetto contrario;
  • utilizza link interni utilizzando anchor text, per migliorare l’ottimizzazione SEO;
  • utilizza immagini ottimizzate;
  • ottimizza tag title, tag description e url.

Ottimizzazione dei link interni

Spesso e volentieri, in termini di link, si tende di dare più importanza all’attività di link building (quindi i link provenienti da siti esterni, fattore off-page) trascurando la struttura di link interni nel proprio sito web. Sbagliatissimo! Ottimizzare i link interni giova di molti benefici, tre di questi:

  • suggerisce ai crawler dei motori di ricerca il percorso da seguire;
  • segnala nuovi link ancora non indicizzati ai bot dei motori di ricerca;
  • indirizzi gli utenti a nuovi contenuti di approfondimento presenti nel tuo sito web.

Se sei proprietario di un sito web poco autorevole, quest’attività è fondamentale. Una struttura di link interni ordinata permette ai crawler dei motori di ricerca di spostarsi facilmente da una pagina dall’altra del tuo sito web, traendone benefici a livello di indicizzazione: i motori di ricerca misurano la profondità di scansione, più sarà maggiore più il tuo sito verrà considerato rilevante.

L’efficacia di un link è determinata da molti elementi, i più importanti sono:

  • la posizione del link, i motori di ricerca danno molta importanza alla percentuale di click;
  • l’anchor text, poni molta attenzione alla parola chiave che inserirai come stringa di testo cliccabile del link;
  • il colore del link, la stringa di testo deve essere visibile all’utente e non deve confondersi con il resto del testo.

Elemento Rel Canonical

L’elemento rel canonical indica ai crawler dei motori di ricerca che una pagina è la copia di un’altra presente nel medesimo sito web, trasferendo tutta l’importanza alla pagina canonica, così da evitare le penalizzazioni previste per le duplicazioni di contenuto.

Più dettagliatamente, quando nel tuo sito web sono presenti 2 o più pagine con contenuti identici o simili, è necessario utilizzare il link rel canonical per non rischiare che i motori di ricerca proseguano con una penalizzazione. Questi casi possono essere ad esempio le pagine di risultati dei filtri per un e-commerce.

La stringa di codice da utilizzare per implementare un link rel canonical è molto semplice:

I CMS più famosi, come WordPress o Magento, prevedono già l’implementazione automatica nella maggior parte dei casi del rel canonical o in alternativa dei plugin appositi. Nella documentazione ufficiale potete trovare informazioni più dettagliate.

Versione responsive e Google AMP

Al giorno d’oggi il web è navigato per una maggiore percentuale da dispositivi mobile. Se non l’hai ancora fatto, è necessario aggiornare il tuo sito web affinché sia responsive, ovvero con la capacità di adattarsi ad ogni tipologia di device senza dover creare diverse versioni per ogni schermo. Google la definisce una best practice! Grazie a questa tecnica, l’utente sarà più invogliato a navigare sul tuo sito web e non sarà costretto a visitare quello del tuo competitor.

Una versione responsive rispetto a diverse versioni create appositamente per ogni tipologia di schermo è migliore per più motivi:

  • hanno lo stesso codice e lo stesso link, sarà più semplice per Google indicizzare le pagine e per te segnalare i link alle persone;
  • si adatta a qualsiasi tipo di schermo, senza dover creare una versione apposita per ogni singola risoluzione;
  • è molto più facile la gestione di una campagna SEO se si dispone di un unico sito.

I principali CMS forniscono gia nella struttura una versione responsive, senza dover crearla e senza dover possedere conoscenze specifiche.

Da poco tempo è stato lanciato il progetto di Google: AMP, Accelerated Mobile Pages. In breve, si tratta di uno strumento che crea una versione mobile delle pagine con un caricamento molto più veloce, e di conseguenza che richiedono meno utilizzo del proprio traffico dati.

Con WordPress è molto semplice creare automaticamente delle versioni AMP delle pagine che disponi, mediante i seguenti plugin:

La velocità del sito web

La velocità del tuo sito web è un fattore determinante per il posizionamento sui motori di ricerca. Dopo la revisione dell’algoritmo del Google Ranking nel 2015, la sua importanza è sempre più in crescita.

Una struttura non ottimizzata comporta il caricamento delle pagine web più lento, e questo non piace a Google. Rendere il tuo sito web più veloce, quindi, ottimizzerà l’indicizzazione! La velocità può dipendere da molti fattori, di seguito i più importanti:

  • le performance del server su cui è hostato, assicurati di affidarti ad un provider valido;
  • la posizione del server, è necessario selezionarla in funzione del tuo target di riferimento;
  • quantità di traffico, è fondamentale scegliere un server con performance adeguate ad esso;
  • immagini troppo pesanti e di dimensioni superflue, di questo ne abbiamo parlato in qualche paragrafo prima;
  • codice pulito, non deve essere pesante e deve contenere le minori chiamate a risorse javascript o CSS esterne possibili;
  • il numero di plugin, se utilizzi un CMS è bene evitare di non installare troppi plugin per non appesantire il sito web;
  • le cache, è sempre consigliato l’installazione di plugin che applichino questo funzionamento per accelerare la navigazione.

Ti consiglio di tenere sempre sott’occhio il tuo sito web, utilizzando degli strumenti di analisi per la velocità. Di seguito ti quelli che utilizzo io, affiancandoli sempre:

Simone Bocchetta

Ciao! Sono un giovane freelance che ha fatto della sua passione un lavoro. Mi occupo di web marketing e realizzazioni siti web. Non trascuro mai l’informazione e lo studio, fondamentale per rimanere aggiornato nel mio settore il quale è in continua evoluzione.

Seguimi sui social network!